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CHARTER IN Il Mar Rosso, paradiso dei subacquei, è una meta che viene preferita sovente perfino alle Maldive, offre un mare ricco, con un fondale fra i più colorati del mondo
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Pubblicato su Nautica 490 di febbraio 2003 |
MILLE COLORI
La caratteristica climatica principale del Mar Rosso è la percentuale bassissima di umidità che rende accettabili anche le temperature altissime dei mesi estivi. La notevole inerzia termica dell'acqua, tipica di un mare chiuso, permette di fare il bagno con temperature estive fino a Natale: la temperatura dell'acqua infatti non scende mai sotto i 22°C. Un mare molto particolare: è, infatti, il solo specchio d'acqua tropicale a essere quasi completamente chiuso e piuttosto profondo (3.000 metri nella parte centrale). Lungo 2.100 chilometri e largo 320 nel punto di maggior ampiezza, il Mar Rosso comunica a sud con il Golfo di Aden attraverso lo Stretto di Bab el Mandab e, a nord, con i Golfi di Suez e di Aqabah, separati tra loro dalla Penisola del Sinai. Il Mar Rosso bagna numerosi Stati: l'Egitto, il Sudan, l'Eritrea, lo Yemen, l'Arabia Saudita, la Giordania e Israele. Vent'anni fa il Mar Rosso quasi non esisteva come meta turistica: solo qualche provetto subacqueo molto motivato prendeva l'attrezzatura e partiva, per quella che allora era un'avventura, spinto dal fascino della scoperta e dal desiderio di andare sott'acqua là dove pochi avevano osato. Oggi, Sharm el Sheikh, Hurghada, Dahab, Nuweiba, Taba e le mete più nuove di El Quseir ed El Gouna sono località balneari con moderni alberghi, attrezzati villaggi turistici, professionali diving center, ristoranti, negozi di souvenir, accattivanti night bar. E non mancano i servizi utili, quali banche, piccoli supermercati con generi alimentari, negozi per lo shopping dove trovare di tutto, dalla maglietta alle pellicole fotografiche. Tutto è alla portata del turista: le spiagge, ben curate e dotate di ombrelloni e confortevoli lettini per chi ama crogiolarsi al sole, le escursioni all'interno, organizzate e condotte da guide esperte, le estensioni alle località più lontane.
Sharm el Sheikh, che oggi conta chilometri di alberghi, un tempo era solo una striscia di sabbia su cui ci si accampava per la notte e, generatore e compressori alla mano, si ricaricavano le bombole alla fine delle immersioni. Una volta anche Hurgada era una striscia di deserto, con in evidenza solo il minareto e le case basse intorno al porto; era forse un pò più evoluta rispetto alle altre località, perché, grazie ai tedeschi Peter ed Helga Kopp, ci si poteva immergere con il supporto di un diving center. Oggi, invece, c'è una distesa ininterrotta di alberghi con spiagge attrezzate piene di ombrelloni e poi bar, discoteche, bungalow, pensioni. Quasi una riviera romagnola, ma il mare, il punto forte della zona, è sempre lo stesso. Basta imbarcarsi e allontanarsi di qualche miglio, per entrare, come una volta, nella più ricca, variegata, colorata natura esistente al mondo. In Mar Rosso ci si va soprattutto per immergersi: nelle foreste di corallo si aprono scenari naturali che creano paesaggi di rara suggestione. Ma non è sempre indispensabile scendere in acqua con le bombole: basta infilarsi una maschera e un boccaglio per entrare nel paradiso naturale, dove le aragoste si rintanano in un paio di metri d'acqua, dove le mante si rincorrono tagliando la superficie dell'acqua con l'estremità delle ali, dove i carangidi rincorrono nugoli di sardine. Squali, carangidi, barracuda ecc. si mescolano in un cocktail di forme e di colori ogni volta diversi. La pesca subacquea (con e senza bombole) è vietata in tutto il Mar Rosso, mentre la pesca d'altura è consentita ovunque. I sessanta chilometri di costa che parte da Sharm el Sheikh sono un susseguirsi di basse falesie, spiaggette, baie tranquille e, sott'acqua, di reef corallini, che formano una delle barriere più famose del mondo. La barriera corallina del Mar Rosso è un'unica grande muraglia che salda coste, penisole, isole e scogliere. È spezzata solo dalle pass, i varchi scavati dalle acque per canoe, barche e navi. Durante tutto l'anno è possibile noleggiare barche con prenotazione diretta dall'Italia. Si tratta quasi sempre di golette spaziose, ben attrezzate per l'immersione subacquea e dotate di ogni comfort. Su un fondale di 40 metri, appena fuori da Port Sudan, spuntano ancora dall'acqua i paranchi delle scialuppe della motonave "Umbria", la nave italiana che trasportava merci e munizioni, fatta calare a picco durante la seconda guerra mondiale perché non cadesse in mano nemica. Visitando il relitto, si scoprono ancora bottiglie di vino, spolette per bombe, ampolle di profumo: il mantello madreporico che lo ricopre è punteggiato da pesci, ostriche, ricci, spugne. Da non perdere è una crociera alle isole Dahlak davanti alla costa eritrea. Partendo da Massaua, dove ancora sono ben visibili i segni della guerra, si naviga tra le isole dell'arcipelago, una più accogliente dell'altra, alcune con una rigogliosa vegetazione.
Aurora Branciamore dal 1970 opera nel campo delle crociere in Mar Rosso, dove ha armato imbarcazioni famose quali il "Makatea" e il "Felicidad". Nel 1995, ha ristrutturato il "Felicidad II", un motor yacht in acciaio, di 30 metri, del 1991, che attualmente fa base a Port Sudan, dove i collegamenti sono tornati ad essere regolari e abbastanza comodi. L'imbarcazione può essere noleggiata, con il suo equipaggio, per effettuare crociere. Oltre alla barca vengono studiati pacchetti personalizzati per questa e altre destinazioni, con eventuali estensioni a terra. Il viaggio proposto da Iride Viaggi, della durata di 10 giorni, prevede la partenza da Roma con voli di linea Egyptair o Olympic e arrivo al Cairo. Dopo una giornata trascorsa nella capitale egiziana, ci si imbarca su voli di linea della Sudan Air per Port Sudan dove si sale a bordo della "Felicidad II"; a bordo si gode di trattamento di pensione completa e si possono effettuare immersioni e pesca d'altura. Il nono giorno si effettuano escursioni a terra per visitare le città di Port Sudan o Suakin. Al ritorno è previsto un altro pernottamento al Cairo. Possibilità anche di viaggi con voli di linea Alitalia con partenze il sabato, da Roma e da Milano. La quota individuale di partecipazione con partenza da Roma/Milano o Napoli per 10 giorni varia da un minimo di 1.600 a un massimo di 1.800 Euro, comprensiva di volo, trasferimento, pernottamento, pensione completa e uso delle attrezzature (con 2 immersioni al giorno + 2 notturne a settimana).
Lungo 30 metri e largo 6 e mezzo, "Felicidad II", con le sue 6 cabine con letto matrimoniale più letto singolo più 2 cabine con 2 letti singoli e 4 bagni con doccia e acqua calda, è in grado di ospitare comodamente 14 persone. Dispone di un grande soggiorno e di una comodissima poppa, dove si prepara l'attrezzatura sub. La parte superiore della tuga è una piazza d'armi, adatta per prendere il sole o per pranzare sotto il grande tendalino. L'itinerario del Nord consigliato tocca Sanganeb e Shaab Rumi, con un'immersione al relitto della nave "Umbria" sulla via del ritorno. Con due settimane si può arrivare fino a Shaab Suedi, Angarosh e Abington Reef. Shaab Suedi è un reef interessante per il relitto del "Blue Bell", un grosso cargo che negli anni '70 finì sul reef. Affondando, la nave si è ribaltata, riversando sul fondo il carico di camioncini e automobili Toyota. La prua giace a una ventina di metri, il timone e l'elica oltre i settanta. L'itinerario del Sud-Est include mete altrettanto affascinanti, come Shaab Amber, il reef dei delfini, o Seil Ada Kebir, l'isola delle tartarughe. A sud c'è l'arcipelago di Suakin, costituito da una sessantina di isolette, ricchissime di pesce. Sanganeb è il primo atollo che si incontra a Nord-Est. Molto interessante è una visita alla città fantasma di Suakin, fino a settant'anni fa passaggio obbligato delle carovane di pellegrini africani diretti alla Mecca ed era ricca di edifici. Oggi la città è deserta e quasi del tutto diroccata. Infatti, nel tratto di mare antistante Suakin, i coralli, crescendo, a poco a poco hanno soffocato la città: già agli inizi del secolo, solamente i piccoli battelli riuscivano ad entrare nel porto. Gli inglesi, temendo che la lotta contro i coralli sarebbe stata inutile, decisero di costruire una nuova città, dove le grosse navi di linea avrebbero potuto arrivare senza difficoltà, e abbandonarono Suakin.
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